Lighea

Lighea

“…Il volto liscio di una sedicenne emergeva dal mare… Quell’adolescente sorrideva, una leggera piega scostava le labbra pallide e lasciava intravedere i dentici aguzzi e bianchi, come quelli dei cani. Non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri… esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di vivere, una quasi divina letizia… Dai disordinati capelli color sole, l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi, sui lineamenti di infantile purezza… Sotto l’inguine, sotto i glutei il suo corpo era quello di un pesce, rivestito di minutissime squame madreperlacee e azzurre, e terminava in una coda biforcuta che lenta batteva il fondo della barca. Era una sirena. Riversa poggiava la testa nelle mani incrociate, mostrava con tranquilla impudicizia i delicati peluzzi sotto le ascelle, i seni divaricati, il ventre perfetto; da lei saliva quel che ho malchiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima… La sua voce era un po’ gutturale, velata, risonante di armonie innumerevoli… Veniva a riva con le mani piene di ostriche e di cozze…succhiava il mollusco palpitante (…) “Mi piaci, prendimi: sono Lighea sono figlia di Calliope. non credere alle favole inventate su di noi, non uccidiamo nessuno, amiamo soltanto” curvo su di essa remavo, fissavo gli occhi ridenti, giungemmo a riva. Presi fra le braccia il corpo aromatico. Passammo dallo sfolgorio all’ombra densa. Lei m’instillava già nella bocca quella voluttà che sta ai vostri baci terrestri come il vino all’acqua sciapa.”

Da “Lighea”, Tomasi di Lampedusa